ICS

Editoriale: il biscotto gelato si sta davvero sciogliendo?

Nicola Ligas -

Uno dei momenti catartici nella vita di un’uomo, che più di un misero 18° compleanno segna il vero passaggio dall’infanzia all’età adulta, è quando il piccolo e rassicurante bicchierino viene abbandonato in luogo del mastodontico e pericoloso cono gelato: può non andare bene al primo tentativo, ma una volta che il cucciolo d’uomo riesca a mangiarsene uno intero senza farne cadere a terra nemmeno una goccia, nessuno più mai lo potrà chiamare moccioso.

Per quanto mi piacerebbe parlarvi a lungo dello svezzamento e di altri nodi gordiani disseminati nella vita di ciascuno di noi, torniamo per un attimo ad Android: secondo gli ultimi dati, usciti giusto quest’oggi, Ice Cream Sandwich è presente sul 4,9% dei dispositivi, facendo così registrare una crescita del 2% rispetto allo scorso mese. Ciò non significa che Gingerbread abbia del tutto arrestato la sua corsa, ma sicuramente l’ha rallentata, passando dal 63,7% di aprile al 64,4% di inizio maggio; e le cose vanno anche peggio a Froyo, che scende al 20,9% di adesso contro il 23,1% di un mese fa.

Android 4 è stato presentato il 19 ottobre 2011, ma il suo codice sorgente è stato diffuso solo un mese dopo, sono ormai passati dunque poco più di 5 mesi e Ice Cream Sandwich non è ancora riuscito a passare la simbolica soglia del 5% (simbolica in relazione al tempo trascorso, niente di più). Visti così la situazione può sembrare davvero tragica, ma il biscotto gelato rischia davvero di arrivare già sciolto su molti dispositivi?

La risposta è soggettiva ovviamente e se da una parte comprendiamo che la fame di aggiornamento (e di gelato) diventi sempre più oppressiva con il passare dei mesi, dall’altra è anche vero che la maggior parte degli utenti Android (85,3%) monta ancora Gingerbread o Froyo, e non ci risulta che i loro smartphone siano inutilizzabili: hanno semplicemente una versione dell’OS del quale tessevamo le lodi fino a cinque mesi fa (e non che oggi siamo passati a denigrarlo). Ma veniamo a qualcosa di più rassicurante delle mie parole.

Gingerbread è stato presentato a inizio dicembre 2010 (con i sorgenti rilasciati di lì a poco), quindi a maggio 2011 erano passati poco meno dei simbolici cinque mesi (vedi sopra): all’epoca Android 2.3.x era presente sul 4% dei dispositivi Android, il che significa in pratica che Ice Cream Sandwich si sta diffondendo più velocemente del suo predecessore. Può sembrare un errore se guardiamo ai dati odierni che vedono Gingerbread al 65%, eppure è proprio così, il che ci fa logicamente pensare che tra un anno le cifre saranno ribaltate ed allora sarà Android 4 a condurre i giochi, con buona pace delle lunghe attese.

A onor del vero va anche sottolineato un altro aspetto: il passaggio ad Ice Cream Sandwich ha segnato una svolta piuttosto netta per Android, non soltanto da un punto di vista estetico quanto tecnico, passaggio che per varietà e complessità non è paragonabile a quello tra Froyo e Gingerbread, questo a parziale scusante per i lunghi tempi di sviluppo degli aggiornamenti.

Se vi guardate un po’ in giro comunque, la lentezza nel rilascio di Ice Cream Sandwich non è solo un problema dei grandi produttori, ma anche della comunità dei cuochi Android: con l’ovvia esclusione delle ROM per Galaxy Nexus, non è che i firmware ICS stabili, in cui l’hardware è tutto riconosciuto e funzionante, spuntino come funghi. Qualcuno potrebbe obiettare che è un po’ un cane che si morde la coda, nel senso che il ritardo delle versioni ufficiali comporta anche una dilazione nei tempi di quelle ufficiose, il che sarà in parte anche vero, ma nulla toglie alle difficoltà oggettive di un update più complesso di quello dello scorso anno.

Non siamo comunque i soli a sostenerlo, né ci siamo fissati su questi 5 mesi in maniera casuale: secondo Jean-Baptiste Queru, uno sviluppatore al lavoro sull’Android Open Source Project, tale tempo è infatti più che ragionevole, data l’enorme (huge) differenza di Ice Cream rispetto a Gingerbread. Queru punta piuttosto il dito nuovamente, come altri prima di lui, contro gli operatori, colpevoli dei ritardi che hanno sperimentato anche alcune varianti dei Nexus, e si dichiara molto felice che Google sia tornato a vendere smartphone senza intermediari (e noi lo saremo ancora di più quando il servizio arriverà anche da noi).

La morale della favola a questo punto è addirittura triplice:

  • da una parte capiamo benissimo le lamentele nei confronti delle aziende che aggiornano solo parte della loro line-up, e siamo ben consapevoli di come “l’abbandono” di un dispositivo è nocivo sia per i suoi proprietari, che per la fama di Android in generale (le due cose non possono essere scollegate)
  • d’altro canto l’eccessivo desiderio di aggiornamenti rapidi può far perdere di vista il quadro generale, e se è vero che Ice Cream è stato rilasciato a novembre 2011, la data di release è da intendersi associata al solo Nexus, su tutti gli altri dispositivi è praticamente prassi comune postporla di almeno 5 mesi, tanto più che la maggior parte degli utenti ha iniziato a ricevere Gingerbread un anno fa o anche meno, quindi l’ipotetica cadenza di una nuova versione dell’OS all’anno è ancora valida
  • infine è anche vero che l’iter cui deve andare incontro un firmware ufficiale prima di essere rilasciato al grande pubblico è molto più tortuoso di quanto si possa pensare e, confortati dal raffronto con i dati dello scorso anno di Gingerbread, guardiamo con cauto ottimismo alla futura diffusione di Ice Cream Sandwich; forse riusciremo davvero a mangiarci questo biscotto gelato, prima che sia sciolto del tutto.

 

(per completezza, e per usi futuri, riportiamo la tabella con i dati odierni)

Platform Codename API Level Distribution
Android 1.5 Cupcake 3 0.3%
Android 1.6 Donut 4 0.7%
Android 2.1 Eclair 7 5.5%
Android 2.2 Froyo 8 20.9%
Android 2.3 –
Android 2.3.2
Gingerbread 9 0.5%
Android 2.3.3 –
Android 2.3.7
10 63.9%
Android 3.0 Honeycomb 11 0.1%
Android 3.1 12 1.0%
Android 3.2 13 2.2%
Android 4.0 –
Android 4.0.2
Ice Cream Sandwich 14 0.5%
Android 4.0.3 –
Android 4.0.4
15 4.4%
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