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Editoriale: i Widget su Android: must or lust?

Nicola Ligas -

La User Interface degli smartphone varia sensibilmente a seconda del sistema operativo, ma presenta comunque delle caratteristiche comuni. iOS ha forse la soluzione più semplice: ovvero un elenco puro e semplice delle app installate suddivise in altrettante schermate, che ci accoglie fin dall’avvio del terminale; Windows Phone presenta qualcosa in più, con i così detti Live Tile, una specie di widget di forma quadrata o rettangolare con limitate capacità di animazione e di personalizzazione, mentre se vogliamo accedere alle app basta uno swipe a sinistra; Android fa un passo ulteriore e arricchisce le homescreen con i widget: ciò che in iPhone è l’interfaccia utente su Android in pratica si chiama app drawer, mentre ad accoglierci all’avvio del terminale troveremo una o più schermate interamente personalizzabili con applicazioni, scorciatoie e widget. Dal punto di vista estetico le possibilità concesse all’utente sono esponenzialmente superiori, ma i widget aggiungono anche funzionalità in più o sono solo un luccicante oggetto del desiderio?

La risposta a questa domanda è difficilmente oggettiva, sintetica, ed esente da polemiche, ma volendo davvero semplificare al massimo sarebbe sbagliato dire che aggiungano per forza chissà quali funzioni in più.

Nel caso più banale non sono altro che una replica in piccolo di parte dell’app a cui fanno capo e necessitano dell’avvio della stessa per avere accesso a tutte le sue caratteristiche.

Prendiamo per esempio i widget meteo-orologici che ormai impazzano su ogni telefono: ottimi nel colpo d’occhio, nelle animazioni e nell’effetto estetico, ma in fondo solo un modo vistoso per segnalare l’ora, e se vogliamo davvero consultare le previsioni meteo dettagliate dovremo comunque aprire l’app dedicata; in mancanza di quest’ultima si tratta comunque di funzioni molto semplici, il cui scopo è per lo più estetico (in fondo l’ora viene visualizzata anche nella barra superiore di Android).

E le cose non è che siano molto diverse in casa Google, anzi per certi versi sono anche peggiori: il widget scorrevole di Gmail è un ottimo modo per avere sott’occhio la propria casella di posta ma, soprattutto su smartphone, è piuttosto ingombrane e a questo punto cosa c’è di diverso nel tappare sull’icona dell’app che magari teniamo sempre in bella vista nella dock? La stessa cosa si potrebbe dire di quello di Google+, mentre il widget del Play Store è solo una mini-vetrina che tutto ha da invidiare all’app stessa.

In linea di massima tutti i widget a dimensione maggiore ci obbligano a un po’ di swipe tra le homescreen, perché non ce ne può stare più di uno per pagina, il che rende l’accesso diretto all’app equivalente dal punto di vista della rapidità, tanto più se magari teniamo queste ultime raggruppate in cartelle.

Ci sono poi widget che non si rifanno in modo così diretto all’app da cui derivano ma che ne amplificano un aspetto. Le ultime note inserite negli appunti, o i dettagli sul treno che prendiamo ogni mattina possono possono tranquillamente evitarci di avviare l’intera app, ma anche la semplice scorciatoia “id Now” di SoundHound, che avvia in un attimo il riconoscimento della canzone che stiamo ascoltando, si rivela molto pratica, pur nella sua semplicità.

Si tratta spesso della classe di widget più utili proprio da un punto di vista pratico, quelli che vivono in un certo senso di vita propria e che magari contribuiscono a mettere la proverbiale ciliegina sulla torta all’app che li genera.

E infine ci sono app che nascono widget e tali resteranno. Si va da semplici toggle per le funzioni dello smartphone, a quelli per controllare il credito telefonico o gli impegni segnati sul calendario: la loro funzione principale consiste spesso proprio nel colpo d’occhio, ne metteremmo mille per schermata se ci fosse abbastanza posto, ma forse in questo modo perderemmo appunto l’immediatezza che li contraddistingue.

Difficile giudicarli nel loro complesso, verrebbe da pensare che se un’app è solo un widget sia per forza utile, in realtà può benissimo trattarsi di pura estetica come Minimalistic Text, o della personalizzazione spinta di Widgetsoid, oppure di “ibridi” alla Beautiful widgets.

Ovviamente abbiamo omesso di citare migliaia di esempi utili, ma speriamo di aver reso l’idea. In linea di massima i widget sono comunque una delle caratteristiche che rendono ogni Android così diverso dagli altri (avete dato un’occhiata a quante homescreen diverse vengono pubblicate su MyColorScreen?), ma questa loro funzione non è mai stata oggetto del contendere.

Piuttosto potremmo riformulare la domanda da cui siamo partiti, e a cui vi invitiamo a rispondere nei commenti, in un altro modo: quanti widget, tra quelli che avete installati, svolgono effettivamente una funzione utile (non solo estetica) e quanti di loro se ne stanno lì “a prender polvere”? È questo che segna il confine tra una reale esigenza e una semplice voglia.

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