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Editoriale: tasti fisici o virtuali? Quale futuro per Android?

Lorenzo Quiroli -

Dopo aver parlato settimana scorsa delle interfacce utente dei vari dispositivi (qui l’articolo) questa settimana è tempo di analizzare meglio le novità introdotte da BigG con l’ultimo Nexus presentato lo scorso Novembre.

Sono passati mesi ormai dalla presentazione di Android 4.0 Ice Cream Sandwich e del Galaxy Nexus, ma rimangono ancora molti dubbi riguardo alla strada sulla quale Google si è avviata. Se infatti l’ultimo Nexus prodotto in collaborazione con Samsung ha ridefinito lo standard dei display di tutti i top di gamma prodotti nel 2012 (sia Sony che HTC sono passate alla definizione 1280×720, e sembrerebbe essere così anche per il tanto atteso Galaxy SIII, secondo le ultime indiscrezioni), la scelta di BigG di abbandonare i tasti capacitivi per sfruttare quelli virtuali, invece, non ha avuto un gran seguito nel mondo Android.

Con Ice Cream Sandwich che ha mandato definitivamente in pensione il tasto menù, che infatti sull’ultimo Smartphone Google non è presente ma appare sullo schermo solo in caso di necessità, molti si aspettavano che i principali marchi seguissero la tendenza di rimuovere i tasti fisici dai propri dispositivi; invece, chi ha lanciato smartphone di punta in questa prima parte nel 2012 (HTC con il One X e Sony con l’Xperia S) ha preferito rimanere ai tasti fisici o capacitivi (soft-touch nel caso di HTC). Secondo gli ultimi rumor anche il Galaxy SIII, probabilmente lo smartphone android più atteso dell’anno, è destinato a mantenere il tasto centrale che caratterizza anche il suo precursore, cioè il Galaxy SII, o in alternativa sarà dotato di un tasto soft touch.

Perché questa scelta? In fondo i vantaggi dei tasti virtuali nel migliorare l’esperienza dell’utente sono molti: ad esempio, per la gioia dei fan del modding, possono essere personalizzati, ridimensionati (questo non su ICS originale, sia ben inteso, ma molte ROM lo permettono, vedi qui) per adeguarli alla misura che preferiamo aggiungendo qualche pixel in più al nostro schermo. Senza contare la comodità di veder scomparire la nav bar durante la riproduzione di filmati, per goderci al meglio l’alta risoluzione del nostro schermo.

Attraverso alcune ROM possono anche essere cambiati quelli che sono i tasti presenti di default (back, home e tasks) per aggiungere il comodo tasto search, oppure possono essere sostituiti con delle applicazioni, come se fossero delle icone (funzione presente sull’ultima AOKP). Altro vantaggio sono le dimensioni: l’ultimo Nexus infatti, presenta uno schermo da 4,65″ pur essendo più grande del Galaxy SII solo di pochi millimetri. Insomma, i vantaggi sono innumerevoli, allora perché non sfruttare i tasti virtuali per disporre di schermi a parità di dimensione dello smartphone?

D’altro canto uno dei principali fattori che potrebbe influenzare le case produttrici è che il tasto fisico rende l’idea di affidabilità nel consumatore, anche se spesso è esattamente il contrario, perché i tasti fisici sono soggetti all’usura del tempo più di quanto lo sia uno schermo touchscreen, ed è questo proprio uno dei problemi principali dello storico rivale di Android, cioè l’iPhone prodotto da Apple.

Sia chiaro, una delle caratteristiche che più amiamo di Android è la varietà e la possibilità di scegliere lo smartphone che meglio si adegua alle nostre esigenze o più semplicemente ai nostri gusti personali, ma perché non produrre più smartphone che sfruttano questa tecnologia offerta dall’ultima versione del robottino verde? E chissà che Google stessa possa includere in uno dei prossimi aggiornamenti la possibilità di ridimensionare e personalizzare la barra di navigazione…

E voi che ne pensate? Vorreste tasti capacitivi o virtuali sul vostro prossimo smartphone Android?