Editoriale: Sense, Touchwiz, Blur: ne vale ancora la pena?

Lorenzo Quiroli -

Android è un sistema operativo relativamente giovane, non sono passati ancora 4 anni dal rilascio della sua prima versione, ma nonostante ciò ha capitalizzato una diffusione altissima. Un po’ grazie anche al ritardo di altri grandi marchi come Microsoft, al fallimento di Symbian e anche al fatto che Apple presenta un solo nuovo modello all’anno di fascia alta, ma soprattutto grazie ai propri pregi, ossia l’estrema possibilità di personalizzazione e la vasta scelta tra modelli di diverso prezzo.

Se la personalizzazione è forse il punto di forza di Android, il problema ricorrente che viene sempre citato è la frammentazione; dopo 5 mesi dalla diffusione dei sorgenti di Android 4.0 Ice Cream Sandwich sono davvero pochi i device che hanno ricevuto un aggiornamento ufficiale, solo alcuni top di gamma, e molti probabilmente dovranno accontentarsi di ROM non ufficiali per poter vedere l’ultima release del robottino verde sul proprio dispositivo. Le ultime stime ad inizio aprile segnalavano un ICS al 2,9%, in crescita, ma ancora in netto svantaggio rispetto alla percentuale (il 63%) di Android 2.3 Gingerbread. E’ stato ipotizzato nei mesi scorsi la possibilità che le case produttrici rilascino aggiornamenti a pagamento, ma questa ipotesi è da escludere a mio parere, anche perché porterebbe le aziende a non rilasciare il codice sorgente orientandosi verso un ambiente più chiuso e meno incline a modding ed eccessive personalizzazioni, contravvenendo quindi a quello che è lo spirito di Android.

E’ certo che Google dovrà affrontare presto questo problema, e dovrà farlo in modo deciso: uno dei beni più preziosi per un sistema operativo mobile è il suo market di applicazioni, e di conseguenza gli sviluppatori, che spesso si trovano in difficoltà nell’elaborare software che siano compatibili per 3-4 versioni diverse di Android. Su questa strada si è presa la decisione di obbligare i produttori ad includere alcuni elementi del tema Holo nelle loro versioni di ICS, tema elegante e minimalista che ha rinnovato pulsanti e alcune applicazioni di ICS, certamente un passo in avanti ma purtroppo dubitiamo che ciò sia abbastanza.

Allora perché non lasciare le operazioni di personalizzazione agli utenti, che con widget, custom launcher e varie applicazioni presenti su Google Play posso già cambiare molto il proprio dispositivo, senza contare le ROM che forniscono personalizzazioni molto più estreme per i più esigenti, e lasciar perdere le varie Blur, Touchwiz e Sense? La versione “Vanilla” di Ice Cream Sandwich, cioè la versione priva di modifiche alla UI e di brand di operatori telefonici (quella montata dal Galaxy Nexus e dal Nexus S per intenderci), è davvero bella se paragonata alle precedenti versioni; è chiaro che Google ha svolto un ottimo lavoro nel costruire un User Interface semplice e fluida ma allo stesso tempo bella da vedere. I risultati li abbiamo potuti testare personalmente, visto che  rispetto a nuovi device come HTC One X un Galaxy Nexus è molto più fluido nello scorrere le pagine della home, nonostante la differenza di processore tra i due smartphones chiaramente a favore dell’HTC e a fronte di una risoluzione del display identica (1280×720).

Senza lo sviluppo della nuova Sense 4 quanto tempo si sarebbe risparmiato per il rilascio di ICS per HTC sensation? E senza Touchwiz quanto per il tanto agognato rilascio di ICS per Galaxy SII? E’ una domanda a cui nessuno può rispondere, ma ciò che è sicuro è che se ne sarebbe risparmiato, e non poco: questi software vanno infatti aggiornati soprattutto in occasione di aggiornamenti importanti, il che costringe le varie Samsung, HTC, Motorola e altre ad una grande quantità di lavoro extra. Molti potrebbero obiettare che queste interfacce sono un pregio, perché rendono diverso lo stesso sistema operativo, diverso dai device Windows Phone o quelli Apple con un’unica interfaccia; il che è vero ma solo parzialmente, perché è fuor di dubbio che sia un pregio il poter disporre di diverse interfacce utente, ma allo stesso tempo c’è da chiedersi quanti baratterebbero mesi di ritardo negli aggiornamenti in cambio di queste interfacce.

Sicuramente molti non sono ancora pronti a rinunciare alla Sense e ad altre interfacce, ma vorremmo comunque vedere più terminali oltre ai Nexus con la versione di Android “pulita”, cioè la Vanilla, dato che esteticamente non ha più nulla da invidiare alle altre UI. Soprattutto in vista dei rumors che parlano già di Android 5.0 in arrivo tra pochi mesi, c’è da chiedersi seriamente cosa si possa fare per limitare il fenomeno della frammentazione e garantire agli utenti aggiornamenti non obbligatoriamente immediati, ma quanto meno veloci.

E voi cosa preferireste? Un rilascio più veloce degli aggiornamenti o la possibilità di avere una UI diversa a seconda del dispositivo acquistato?