battery saver

Battery Saver, il salva batteria. Forse.

Nicola Ligas -

Sono ormai un paio di mesi che stiamo provando un’app rilasciata da AnTuTu, già sviluppatrice di un celebre benchmark. Vi starete chiedendo il perché di un tempo così lungo: il motivo è che non è facile capire se sia davvero efficace o meno perché, quando si parla di autonomia, ci sono molte cose da tenere in considerazione.

Battery Saver non è come Juice Defender e soci, non prevede mille impostazioni, non disattiverà le connessioni dati: i soli settaggi che prevede riguardano la luminosità dello schermo e la frequenza di lavoro della CPU (se avete i permessi di root), dopo di che dovremo solo decidere fra tre livelli di risparmio energetico (per la verità non abbiamo notato grosse differenze, né in termini di autonomia, né come riduzione di prestazioni da parte dello smartphone).

È proprio questo il punto: con Battery Saver il vostro Android rimarrà praticamente lo stesso, con in più la promessa di una maggiora autonomia? Possibile? Date un’occhiata ai seguenti risultati:

 

Le immagini qui sopra risalgono allo scorso week end, sono state catturate su un Galaxy S II con Ice Cream Sandwich e se pensavate che 20h di autonomia fossero state raggiunte a telefono in stand by, lo screenshot con i tempi di accensione del display recita il contrario (per di più una parte di quelle tre ore è stata spesa giocando ad Another World per farne la recensione).

Potenza di Battery Saver? Non proprio. Ci piacerebbe dare tutto il credito al programma, il punto è che siamo abbastanza sicuri non sia così.

L’autonomia su Android è frutto di una serie di fattori, dai più noti ai meno noti, quindi ci permetteremo di dare alcuni consigli generici in merito:

  • Troppe app installate non sono mai di grande aiuto, quindi vale la pena togliere quelle che non utilizziamo mai piuttosto che lasciarle lì a prendere polvere.
  • Un’occhiata ogni tanto alla voce batteria nelle impostazioni non fa mai male. A volte un’applicazione può esibire un comportamento anomalo ed una rapida discesa del grafico in un periodo di stand-by potrebbe esserne un buon indice, per non parlare dell’elenco sottostante con le app più avide di batteria.
  • Se è vero che i task manager non servono granché è altrettanto vero che è meglio uscire da un’applicazione col tasto indietro che premendo sempre home.
  • Abbiamo bisogno di tutte le sincronizzazioni attive? A parte la mail leggiamo così spesso i feed RSS da doverli sincronizzare in maniera automatica piuttosto che manuale? Se la risposta è sì l’usabilità deve prevalere, altrimenti vale la pena farci un pensierino.
  • Tenere sempre lo smartphone acceso (anche di notte) non è un’idea saggia: un riavvio ogni tanto non guasta mai. Inoltre, contrariamente a quanto si pensi, farlo scaricare completamente non è una buona idea, anzi in teoria se riuscissimo a mantenerlo sempre oltre il 50% di carica la batteria dovrebbe durare di più nel tempo. Anche tenerlo collegato ore e ore a batteria carica non è una buona pratica: meglio ricaricarlo in ufficio e staccarlo al termine, che mantenerlo attaccato alla presa per tutta la notte.

 

Fatte queste poche cose otterremo i risultati di cui sopra? No di certo. Tanto che qualche giorno dopo, e con un consumo meno intenso, l’autonomia è risultata assai inferiore.

Vi invitiamo quindi a provare Battery Saver (è gratuito!) e a dirci voi se notate differenze: forse con una casistica più ampia ci faremo un’idea più corrispondente al vero, e se anche non dovesse funzionare avrete sempre sott’occhio un’icona che vi indica la carica della batteria, cosa inesplicabilmente assente anche in Ice Cream Sandwich.