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Concesso a google un brevetto per annunci basati sulle “condizioni ambientali”

Il data mining è l’insieme di tecniche e metodologie che hanno per oggetto l’estrazione di un sapere o di una conoscenza a partire da grandi quantità di dati (attraverso metodi automatici o semi-automatici) e l’utilizzo scientifico, industriale o operativo di questo sapere” (da Wikipedia). Contestualizzando la definizione, credete che descriverebbe, almeno in parte, ciò che è Google?

Le accuse al gigante dei motori di ricerca di essere il Grande Fratello dell’era digitale si sono in effetti sempre rincorse e difficilmente potrebbe essere altrimenti, visto che è con la manipolazione dei dati che Google vive, siano essi quelli forniti in seguito ad una ricerca da parte nostra o sia essa la pubblicità mirata di adSense. 

L’ultimo brevetto che si sono aggiudicati a Mountain View suona però, agli occhi di noi profani, un tantino invadente: esso potrebbe consentire di cercare delle parole chiave nelle conversazioni telefoniche in modo da immagazzinarle in un database da usare in seguito per della pubblicità mirata. Non solo, ma nel brevetto si parla anche di “condizioni ambientali” rilevabili da uno qualsiasi dei mille sensori di uno smartphone, in modo da fornire avvisi il più contestualizzati possibile.

Il brevetto in sé è scritto in un linguaggio che non potrebbe essere più ambiguo (per praticità trovate il “sunto grafico” a fine articolo), tanto che tentarne una traduzione letterale indurrebbe solo ulteriore confusione, ve ne proponiamo quindi parte della versione originale:

Information about an environmental condition of a remote device is received, the environmental condition being determined based on a signal output from a sensor of the remote device or a sensor coupled to the remote device. An advertisement is identified based on the environmental condition, and the advertisement is provided to the remote device.

A computer-implemented method comprising: receiving, from a computing device, a search request comprising (i) information about a first environmental condition of the computing device, and (ii) one or more search terms; parsing the search request; selecting, from the search request based on parsing, the information about the first environmental condition; identifying an advertisement based on the first environmental condition and at least one of the one or more search terms; providing the advertisement to the computing device; receiving one or more of an audio signal, an image signal, or a video signal from a sensor of the computing device; and determining a second environmental condition based on the one or more of the audio signal, the image signal, or the video signal.

Il confine tra l’utile ed il raccapricciante è quantomai personale: se vi piacerebbe che Google sapesse sempre dove vi trovate, cosa state facendo e magari anche quello che state dicendo, in modo da offrirvi la pubblicità di una Pepsi piuttosto che di una Coca Cola quando avete sete, allora va tutto bene. Difficilmente però tutto questo ben si sposa con l’idea di privacy, soprattutto quando ad essere coinvolte sono anche le telefonate.

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