pubblicità batteria

Poca pubblicità, molta autonomia

Nicola Ligas

Il titolo dell’articolo non è uno slogan, ma il sintetico risultato di una ricerca condotta da un team dell’Università di Purdue in collaborazione con Microsoft, secondo il quale circa il 75% del dispendio energetico di uno smartphone Android deriva da processi relativi alla pubblicità.

Per raggiungere un simile verdetto sono state testate a fondo cinque popolari app (almeno negli USA), tra cui Angry BirdsFreeChess, e quella del New York Times, utilizzando un HTC Passion (Nexus One) con Android 2.3. Il team ha quindi sviluppato un software di nome EProf in grado di tracciare il profilo energetico di un’app, separando ogni thread e registrandone il consumo.

Ad esempio, in un livello di Angry Birds solo il 30% del dispendio di batteria è dovuto al gioco in sé, il resto riguarda lo scambio di dati con i servizi per la pubblicità, che cambia ad ogni nuovo livello, ed un simile ragionamento vale per FreeChess. Va un po’ meglio all’app del New York Times o al browser di default, che “dissipano” solo il 15% del loro consumo totale

Sia chiaro che lo scopo della ricerca non è comunque quello di puntare il dito contro specifiche app (anche perché la cosa sembra piuttosto diffusa) né incoraggiare a comprare software ad-free, ma aiutare sviluppatori e pubblicitari a migliorare l’efficienza energetica del proprio software: Abhinav Pathak, leader del progetto, afferma infatti che gli avvisi pubblicitari su Android non devono per forza consumare così tanto, sono soltanto scarsamente ottimizzati al momento.

Per fortuna è in programma il rilascio di EProf sotto licenza open-source, il che speriamo possa ulteriormente aiutare il “raffinamento” delle applicazioni su Android; e se la parola “Microsoft” a inizio articolo vi aveva fatto un po’ storcere il naso, sappiate che il team dell’Università di Purdue sta lavorando per portare EProf su piattaforma Windows Phone, il che spiega anche l’interessamento dell’azienda di Redmond.

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angry birds