Windows 8 android

Editoriale: Windows 8, l’OS desktop che si fa tablet e fa anche un po’ paura

Nicola Ligas -

Avevamo già parlato di Windows 8 qualche mese fa, in occasione del suo annuncio ufficiale, e ci eravamo detti un po’ preoccupati della concorrenza che avrebbe potuto arrecare ad Android. Al Mobile World Congress da poco conclusosi è stata poi presentata la Consumer Preview del nuovo sistema operativo di Microsoft (che uscirà in autunno) e sinceramente, vedendolo in azione, i nostri dubbi si sono tutt’altro che attenuati.

Con Windows 8, per la prima volta nella sua storia, il focus dell’azienda non è più centrato solo sull’ambiente desktop, anzi sembra che saranno gli utenti tablet che si sentiranno più a casa loro a dispetto degli altri (almeno allo stato attuale dello sviluppo del sistema operativo). Questo in linea di massima non sarebbe nemmeno un gran problema, la concorrenza è da sempre la molla del progresso, se non fosse per almeno un paio di particolari che potrebbero rendere Windows 8, più che un rivale, un vero e proprio “asso pigliatutto”.

Parte 1: diamo a Microsoft ciò che è di Microsoft

Microsoft sta cercando di ottenere ciò che Apple non ha mai provato a fare (sebbene avrebbe potuto) e ciò a cui Google sembra mirare, almeno in prospettiva: l’unione dell’esperienza desktop con quella mobile. Jelly Bean spingerà infatti non solo su tablet ma anche su netbook/notebook, allo scopo appunto di aggredire un segmento nuovo per Google, sul quale l’azienda si è affacciata solo con il singolare Chrome OS.

Una delle maggiori critiche nei confronti dei tablet Android è la loro ridotta produttività, il fatto che abbiamo più app per visualizzare i contenuti piuttosto che per crearne di nuovi e che in generale il numero dei software pensati e ottimizzati per la piattaforma sia scarso. Microsoft parte dall’esperienza opposta: ha il più diffuso Sistema Operativo Desktop al mondo, con un parco software che per quantità e, in molti casi, qualità non teme confronti; la consumer preview di Windows 8 è stata scaricata un milione di volte nelle sole prime 24 ore, a testimonianza del grande interesse suscitato, e le prime prove su tablet hanno dato responsi molto positivi. Inoltre Microsoft sta facendo ciò che Google finora non ha mai osato fare, ovvero spingere con forza gli sviluppatori a realizzare app per il proprio sistema: le applicazioni incompatibili con la Metro UI non potranno essere vendute sul Windows Store e non gireranno proprio sui nuovi dispositivi basati su ARM.

Microsoft in generale e Windows in particolare sono spesso oggetto di scherno da parte degli internauti e non solo: a torto o a ragione, il sistema operativo di Redmond presta spesso il fianco a critiche ed osservazioni, ma sottovalutare il marchio Windows sarebbe un errore arrogante e grossolano; il “power-user” troverà sempre soluzioni alternative, magari anche più valide, ma perché l’utente medio (che poi è la maggioranza del mercato) abituato all’OS di Microsoft da una vita dovrebbe scegliere qualcosa di diverso per il proprio tablet, specialmente quando si ritroverebbe con un sistema praticamente analogo a quello che ha sul PC di casa, azzerando praticamente ogni curva di apprendimento? E perché dovrebbe farlo l’azienda che ha già prodotti MS su altri sistemi?

La così detta “era post-PC” non ha dei contorni ben definiti: se agli antipodi abbiamo smartphone e ambienti desktop, spesso ciò che c’è nel mezzo non è così ben definito, e i dispositivi di maggior successo sono proprio quelli che coniugano aspetti di entrambi gli estremi (vedi Transformer Prime); se Windows 8 saprà interpretare correttamente questa esigenza, potrebbe diventare “quell’unico OS” che né Apple né Google sono stati finora in grado di realizzare.

Parte 2: diamo a Google ciò che è di Google

Noi di AndroidWorld.it diamo molto a Google, ogni giorno. Come tutte le cose a cui dai tanto, ti viene anche naturalmente pretendere altrettanto. Spesso lo riceviamo in cambio, a volte no. Se dovessimo riassumere in un’unica parola ciò che manca a Google diremmo: “cattiveria“. Nella maggior parte dei casi è un bene, ma quando la situazione è potenzialmente a rischio, come ci sembra essere questo il caso, forse ci aspetteremmo una reazione diversa.

Microsoft spinge concretamente gli sviluppatori a realizzare app Metro-compatibili, Google, per bocca di Andy Rubin, preferisce un ambiguo “Non posso costringere qualcuno a scrivere un’applicazione per tablet“. Se da una parte apprezziamo il tatto, resta il fatto che se ti limiti a dare consigli, a proporre linee guida e a cercare di favorire lo sviluppo, hai solo creato una strada, non l’hai necessariamente resa appetibile e purtroppo, come osservato da Rubin stesso, “Gli sviluppatori guardano al market share e…al proprio tornaconto“, ed è giusto che sia così perché nella maggior parte dei casi non sono multinazionali di successo. Ma perché non forzare un po’ la mano allora, quantomeno con le software house piuttosto che col piccolo sviluppatore indipendente?

Google, da colosso qual è, tiene il piede in molte scarpe, ma questo non sempre ci rassicura perché guardando progetti paralleli (ma spesso anche coincidenti) al mondo Android non possiamo non notare lo stesso atteggiamento a volte poco lungimirante, che li porta poi a rimanere sospesi in una sorta di limbo tra effettiva utilità e concreta diffusione. Qualche esempio? La Google TV in primis, della quale non ripercorreremo tutte le tappe ma che a tutt’oggi non si è ancora affermata, nonostante la versione 2.0 sia out ormai già da 4 mesi. Google Music è stato lanciato sempre in novembre, ma per stessa ammissione dell’azienda non funziona come dovrebbe e gli accordi con tutte le maggiori etichette discografiche ancora non ci sono. Google Wallet ha assorbito Checkout, ma a parte questo, e nonostante già il Nexus S spingesse sull’NFC (all’epoca abbastanza in anticipo sui tempi), in America Wallet non è decollato e anzi all’orizzonte ci sono pericolosi concorrenti che hanno già il beneplacito dei maggiori operatori statunitensi.

Infine le vendite dei tablet Android non vanno bene: Andy Rubin lo ammette con franchezza, evidenziando come i Galaxy Tab siano i più diffusi, e per tutta risposta Samsung riconosce che non sta facendo molto bene nel mercato dei tablet; estrapolando il tutto potremmo quindi dire che le più vendute tra le tavolette Android non sono comunque molto vendute. Paradossalmente il modello di maggior successo in quest’ultimo periodo (almeno negli USA) è il Kindle Fire, un terminale che con Google ha poco a che vedere, avendo addirittura rimpiazzato il Market con lo store di Amazon; il suo successo suona quasi come una beffa per BigG, dato che Amazon è riuscita a sfruttare l’OS del rivale per certi versi meglio di quanto abbiano fatto Google e Co.

E mercoledì prossimo arriverà l’iPad 3 (o “gli” iPad 3, come sembra potrebbe essere). Non sarebbe dunque il caso di “avere un po’ di paura”?

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