Google Music

Google Music: in arrivo le API non ufficiali

Roberto Orgiu

 

Giusto un paio di settimane fa, vi avevamo raccontato di come, secondo un rapporto di CNET, Google non sarebbe soddisfatta del proprio servizio musicale, anche se non sappiamo esattamente cosa ci sia di sbagliato secondo Google a cui loro stessi non possano, per così dire, mettere una pezza.

Effettivamente, qualche cosina la si potrebbe rimproverare a Big G, come ad esempio la diffusione (almeno teoricamente), limitata ai soli Stati Uniti, con l’evidente difficoltà dei non addetti ai lavori di usare questo servizio, la mancanza di un player vero e proprio per il desktop (non a tutti piace dover tenere il browser sempre aperto), ma soprattutto, la mancanza di API.

Innanzitutto, cosa sono le API? Questa parola (a noi molto familiare, ma non ha nulla in comune con gli insetti sociali) è l’acronimo di Application Programming Interface, ovvero un’insieme di funzioni che ci vengono fornite per interagire con una data piattaforma o applicazione. Quindi, niente API, niente applicazioni di terze parti.

La mancanza che possiamo rimproverare a Google è appunto di non aver rilasciato questi strumenti per sviluppatori, quando i toolkit proprietari dell’azienda di Mountain View sono davvero ben sviluppati e disponibili per le più svariate piattaforme (come possiamo vedere sul sito ufficiale per sviluppatori), senza considerare il massiccio lavoro svolto per le linee guida di Android.

Uno sviluppatore di nome Simon Weber ha quindi deciso di trovare da sé una soluzione e sviluppare delle API non ufficiali che permettano di interagire con questo servizio, utilizzando il Python per riuscire nel suo intento. Purtroppo, la scelta del linguaggio penalizza un po’ gli utilizzatori mobile, che ancora non hanno il supporto a questo linguaggio (seppur molto diffuso).

Una nota positiva c’è: l’inventore di questa libreria si è messo in contatto con un altro famoso esponente del campo, Andrew Neal (colui che è dietro al nuovo player di CyanogenMod 9), tramite un blogger di Android Police, probabilmente per portare questo servizio direttamente nel nuovo software del più celebre Custom Firmware per Android.

Nel caso vogliate dare un’occhiata al lavoro (ormai quasi completo), iniziare ad utilizzarlo o, perché no, iniziare un fork per dispositivi mobili, potete trovare il progetto sul famoso portale GitHub.

Cosa ne dite? Google aiuterà questo sviluppatore,  concedendogli il supporto di cui hai bisogno per portare a termine il suo progetto (magari con qualche linguaggio più mobile-friendly) o lo ostacolerà?

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