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Andy Rubin “dà i numeri” di Android e sono da capogiro

Nicola Ligas

Prendiamoci un attimo una pausa, tra una presentazione e un hands-on, e respiriamo un po’. In fondo se trova il tempo Andy Rubin per spezzare la “monotonia” del Mobile World Congress possiamo farlo anche noi, dando magari un’occhiata ai dati sulla diffusione di Android, che sono impressionanti come non mai.

850 mila attivazioni al giorno, per un totale di 300 milioni di dispositivi (dei quali 12 milioni sono tablet).

Ricordiamo che per attivazioni si intende il numero univoco di terminali, nel senso che se un dispositivo è resettato o cambia account non viene conteggiato nuovamente, inoltre i dispositivi senza Market sono esclusi dalla conta, il che significa che in realtà si tratta addirittura di stime per difetto. Per quanto riguarda le app siamo invece arrivati a quota 450 mila, quando solo un anno fa erano 160 mila.

Rubin ha inoltre dichiarato che i tablet più diffusi sono i Galaxy Tab a dimensione maggiore e che i vari Nexus non sono dei campioni d’incassi, ma non è neanche quello il loro scopo, che consiste invece di volta in volta “nell’alzare l’asticella per mostrare ciò che è possibile fare“. Android non è stato costruito per “cambiare le dinamiche dell’industria” ma per costruire un ecosistema che permettesse ai produttori di creare delle soluzioni complete: “non stavo cercando di uniformare un gruppo di persone e rendere identici tutti i loro prodotti“, conclude infine il papà di Android, quasi a voler giustificare e motivare le diversità tra i vari modelli del robottino verde.

E’ un po’ la vecchia storia se sia meglio un po’ di libertà in più ma con qualche scomodità da pagare, o se il prezzo dell’omologazione sia ripagato da un servizio più efficiente: non vi chiederemo da che parte state per non cavalcare facili onde, anche perché se Andy Rubin dice che Android è così, che lo si accetti oppure no, difficilmente le cose cambieranno.

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Andy Rubin