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HTC ammette di dover lavorare su design e autonomia

Nicola Ligas

HTC sembra davvero dedita alla redenzione dai propri “peccati”, cercando di fare tesoro degli errori commessi e di imparare da questi: abbiamo già visto come nel 2012 l’azienda intenda concentrarsi su un minor quantitativo di terminali privilegiandone la qualità, ma questa non è la sola lezione che l’azienda taiwanese ha appreso dall’anno passato.

Design e componenti. Su questi due punti c’è ancora del lavoro da fare, perché HTC stessa pare non giudicare tutti i suoi modelli attraenti dal punto di vista estetico come altri della concorrenza (noi diremmo piuttosto “un po’ tutti uguali”), mentre per quanto riguarda la parte di componentistica, la si può riassumere in un termine solo: autonomia. 

Riportare questa notizia ci fa due volte piacere, da una parte perché è bello vedere un’azienda disposta a mettersi in dubbio e a cambiare, dall’altra perché l’auto-analisi fatta da HTC ci trova piuttosto concordi: che i suoi modelli del 2011 fossero un po’ troppi l’avevamo già sottolineato più volte nel corso dell’anno appena trascorso, idem dicasi per il design tendente al ripetitivo (questo non significa che altri produttori siano esenti dalle medesime critiche), e per finire siamo lieti che anche il colosso taiwanese percepisca l’autonomia come un reale problema dei moderni smartphone, cosa che a quanto pare iniziano a realizzare in diversi (vedi Motorola e Samsung).

HTC è impegnata dalla prima ora nel panorama Android, tanto da essere stata l’artefice del Nexus One, e siamo molto curiosi e fiduciosi di vedere i modelli che segneranno il suo cambio di rotta in questo 2012: d’altronde già l’Edge ed il Ville fanno ben sperare e con l’MWC sempre più vicino la curiosità non diminuirà di certo. E voi concordate con le autocritiche di HTC?

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