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Editoriale: Honeycomb, un male necessario?

Emanuele Cisotti

Ice Cream Sandwich è arrivato, ed è arrivato anche nella sua versione per tablet (noi lo stiamo testanto su Transformer Prime, presto una recensione), facendo diventare Honeycomb finalmente vecchio.

“Finalmente” è un giudizio troppo affrettato? Probabilmente lo avremmo affermato anche noi prima di provare la differenza prestazionale della versione 3.2 e 4.0 sullo stesso dispositivo. Se infatti il passo da Android 2.3 a 4.0 su uno smartphone è immenso, lo stesso non si può dire su di un tablet, dove l’interfaccia grafica è rimasta pressoché invariata con poche migliorie estetiche, come ci aspetterebbe probabilmente tra due versioni successive dello stesso OS.

Ci sentiamo quindi di affermare che Honeycomb non avrebbe dovuto esistere, non sotto questa forma. Google infatti non ha mai rilasciato il codice sorgente della versione 3.x di Android e anche sviluppatori, come il team di CyanogenMod, hanno saltato di proposito questa versione di Android (passato difatti dal numero di versione 7 al 9).

Honeycomb non era in programma quindi, ma Google è sicuramente stata forzata a compiere questo passo per contrastare l’ascesa irruenta di Apple nel campo dei tablet e per fermare l’adozione da parte delle aziende di Gingerbread per i loro dispositivi (vedi Galaxy Tab e HTC Flyer). La soluzione di dotare i tablet di Android 2.3 avrebbe portato prestazioni non adeguate e una grande difficoltà a mantenere poi aggiornato il dispositivo in futuro.

Il “male” è stato quindi necessario. Ha permesso alle aziende di dotare i loro dispositivi di un OS pensato per tablet, senza però dover attendere l’anno necessario per il rilascio di quello che oggi è Android 4.0. In questa cirostanza si azzarda anche il paragone con Windows Vista, transizione forzata fra XP e 7.

E adesso che Ice Cream Sandwich è qui, speriamo proprio che tutti i tablet Honeycomb ricevano il dovuto update, rendendoli di fatto quello che avrebbero sempre dovuto essere.

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