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Non chiamatela frammentazione, è differenziazione. Parola di Eric Schmidt

Nicola Ligas

Ogni sistema operativo ha i suoi volti, ed Eric Schmidt è indubbiamente uno di quelli più noti nel panorama Google/Android, e come avrete intuito la sua ultima uscita riguarda il sempre attuale problema della frammentazione tra le varie versioni del robottino verde.

Schmidt la prende un po’ larga, glissando su alcune differenze di termini. Ma siccome siamo educati, prima di saltare alle conclusioni, lasciamo che sia lui a parlare:

La differenziazione è una cosa positiva, la frammentazione no. Differenziazione significa avere scelta e le persone che producono i telefoni si confronteranno ciascuno in base alla propria visione di innovazione, provando a convincervi che la loro è migliore di tutte le altre. […] Non è detto che tutti debbano usare la stessa interfaccia. La gente è libera di fare le modifiche che ritiene necessarie. Ciò che conta è che se non ti piace, puoi comprare un telefono da qualcun altro.

Il ragionamento dell’Executive Chairman di Google è pressoché ineccepibile, ci piace il fatto che Android permetta di “scegliere” sotto molto aspetti, ma la frammentazione è e rimane un dato di fatto che solo in parte ha a che vedere con la differenziazione: la scusa che migrare la propria interfaccia proprietaria su una nuova versione di Android sia un compito arduo è stata usata più volte (es. HTC Desire con Gingerbread, Samsung Galaxy S con Ice Cream), quindi differenziazione e frammentazione sono in parte la causa l’una dell’altra, ma solo in parte appunto.

E’ un segno distintivo di Android il fatto che ogni azienda lo possa in parte plasmare a sua immagine, ma possiamo davvero dare alla differenziazione ogni colpa della frammentazione di Android? Non sarà che a volte le aziende sono troppo occupate a sfornare nuovi modelli che finiscono per farsi concorrenza tra loro (e guarda caso ora predicano tutte pacatezza, da HTC, ad Acer, a Motorla), gli operatori si rivelano spesso ingerenti e Google ha poca voglia di imporre dei reali paletti, come i fantomatici 18 mesi di aggiornamenti dei quali non si è più sentito parlare? Ai posteri l’ardua sentenza.

Per stemperare un po’ la tensione, riportiamo anche le dichiarazioni di Schmidt in merito ad Apple:

Apple è al lavoro molto alacremente per bloccare la possibilità di scelta in Germania, cercando di impedire a Samsung di commercializzare i propri tablet: si chiama prevenzione di libera scelta. Invece i clienti dovrebbero essere in grado di giudicare tutti i prodotti in modo equo: si chiama competizione.

E su questo non abbiamo davvero nulla da (ri)dire.

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