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Google acquista nuovi brevetti da IBM

Nicola Ligas

Quello di Google non sarà forse il primo nome che si legge parlando di cause legali ad altre aziende, ma questo non significa che a Mountain View non debbano tutelarsi: molti sostenevano che nell’acquisizione di Motorola ci fossero anche ragioni di salvaguardia, sicuramente ci sono nel recente acquisto di 188 brevetti (con in più altri 29 in attesa di approvazione) direttamente dal florido portfolio di IBM: tra questi ne spicca uno del lontano 1987, riguardante il così detto “computer phone”.

dato che parliamo di più di vent’anni fa, è come voler relazionare l’era giurassica con quella moderna, quindi è ovvio che i termini del brevetto suonano oggi particolarmente vaghi:  in pratica definisce un piccolo computer a basso consumo integrato in un dispositivo di comunicazione mobile, permettendo al dialer di eseguire alcuni compiti basilari; non si parla nemmeno chiaramente di internet, sebbene ci sia un riferimento ad una rete wireless. Data insomma la genericità, difficilmente vedremo il “computer phone” sfruttato in maniera aggressiva, anche perché altrimenti dubitiamo che IBM l’avrebbe mai venduto.

Gli altri brevetti includono tecnologie legate ai server, alla video conferenza, e all’instant messaging, tanto per citarne alcune. Difficilmente noi comuni mortali sapremo mai se e a cosa serviranno, se ci sia un preciso scopo dietro, o se sia solo un rimpinguamento del proprio portfolio, ma in un certo senso ci rassicura vedere che Google si muove per tutelarsi in un ambiente che è (ahimé) sempre più legato alle aule di tribunale.

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