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Editoriale: Can you tell the differences?

Nicola Ligas -

Autobus inglese, rosso, a due piani, un po’ rumoroso. Una signora di mezza età legge sul giornale del contenzioso tra il suo primo ministro e quelli delle altre nazioni europee; probabilmente spazientita dalla notizia tira fuori di tasca il proprio smartphone ed inizia una lunga sessione di messaggistica che la terrà occupata per il resto del viaggio: i suoi pollici si muoveranno ad una velocità tale da far invidia al più smaliziato dei teenager.

Qualche sedile più indietro un manager rampante, o come tale appare, è dedito alla consultazione dei dati borsistici su di un tablet adagiato nel suo grembo come il figlioletto che probabilmente, alla sua giovane età, ancora non ha.

Nel frattempo l’autobus passa da Regent Street dove un Apple Store d’altri tempi, per dimensioni, affollamento ed eleganza architettonica, attira i passanti con una melodia che, a giudicare dai risultati, deve ricordare il pifferaio di Hamelin: avendola udita, la signora di mezza età alza per un attimo gli occhi dal suo iPhone, mentre il baldo giovane finge di guardare fuori per caso, distogliendo solo per un attimo lo sguardo dal suo coccolato iPad, avvolto nella pratica copertina (pardon, cover) pieghevole.

E Android? C’è anche lui, camaleontico, un po’ timido, ma sempre presente: lo scorgiamo nel Galaxy Player di un robusto signore qualche fila più indietro, o nel compatto Xperia Mini di una ragazza poco più avanti, ed ancora nel Galaxy Note di un (fortunato) bambino che forse non arriva nemmeno all’età delle medie. Eppure, nonostante tutto, ci sembra che non riesca a svettare quanto i dispositivi della concorrenza: come mai?

Poco più avanti un lungo cartellone pubblicitario ci avvisa di saper “cogliere le differenze” tra una mela ed un robottino entrambi verdi. Un attento osservatore potrebbe suggerire che la risposta stia nella mora semi-nascosta dal semaforo, ma vogliamo provare a spingerci un po’ più a fondo:

  • Prezzo: da 99€ (a volte anche meno) fino a 599€ (a volte anche di più) troviamo smartphone e tablet di tutte le forme e dimensioni, in grado di accontentare le esigenze e le tasche di un pubblico assai eterogeneo. Un mercato tanto ricco e variegato ha però come effetto (/difetto) collaterale quello che solitamente i dispositivi si svalutano piuttosto velocemente, sia perché c’è molta più concorrenza “in casa” rispetto ad altre piattaforme, sia a causa dell’ampia disponibilità di terminali diversi, ma comunque simili, che rendono il singolo prodotto “meno unico”, e meno status-symbol.
  • Sistema operativo opensource: di per sé rappresenta già la principale differenza da ogni altro concorrente. Con Android se non è possibile fare qualcosa nativamente si può sempre provvedere autonomamente o tramite il lavoro di terze parti, inoltre il grado di personalizzazione è massimo e la possibilità di “cucirsi addosso” il proprio dispositivo è più elevata. Si è però ormai diffusa la convinzione che i sistemi closed siano più affidabili perché, seppur in parte limitati, garantiscono la massima efficienza in ciò che invece permettono. Personalmente ritengo errata una simile generalizzazione, così come sarebbe sbagliato desumere necessariamente il contrario: caso per caso Android può offrire qualcosa di più o qualcosa di meno, come ogni altro tipo di OS sul mercato.
  • Ordine: particolarmente nella stampa non di settore, si legge spesso che Android sarebbe un sistema confusionario, tanto che, nonostante i fasti attuali, non tutti concordano sulla sua permanenza nel lungo periodo, anche in vista della crescita di Windows Phone. Si tratta di un altro luogo comune piuttosto diffuso, che nasconde in effetti della verità (vedi punto seguente) ma che non per questo ne pregiudica l’esperienza d’uso. Spesso l’alto grado di “confusione” che gli osservatori casuali percepiscono è in relazione solo alla rigidità di molti sistemi concorrenti, ed è figlio dell’ampio grado di personalizzazione che ogni terminale Android offre, ma questo non significa che ciascuno di essi sia poco pratico. Si tratta comunque di una convinzione comunque sempre più diffusa e al contempo “pericolosa”, perché potrebbe scoraggiare molti utenti alle prime armi.
  • Frammentazione: inutile negarla, e nemmeno vogliamo farlo. La rapida (e continua) crescita di Android e l’assenza di un rigido controllo centralizzato hanno portato alla nascita di terminali molto diversi, ed ogni nuova versione del sistema operativo non fa altro che accentuare le differenze, rese ancor più profonde dalle personalizzazioni effettuate dai vari produttori. Ciò significa ovviamente una maggiore possibilità di scelta per il cliente un po’ più smaliziato, ma il mercato, in linea di massima, predilige spesso l’omologazione, che a parole sembra sempre un concetto negativo, ma nella pratica richiede tempi di apprendimento minori e contribuisce a far ambientare l’utente più rapidamente nel caso di un cambio di terminale.
  • Qualità delle app: con un Market che ha superato le 500k app ed i 10 miliardi di download è difficile non trovare ciò che si cerca, tanto più che spesso gli applicativi di maggior successo sono cross-platform. Anche il mercato dei giochi per Android ha dimostrato una crescita costante e, sebbene ancora non al pari con quello di Apple, è ormai in grado di dire la sua ed attrarre nuovi giocatori. L’unico difetto è che non sempre è facile reperire certe applicazioni specifiche: musei, riviste, enti pubblici, spesso hanno tutti un’app per iPhone mentre scarseggiano quelle per Android. La continua crescita del robottino verde potrebbe essere un aiuto in tal senso, ma l’impressione è che la piattaforma di Apple rimanga la prediletta più per “abitudine” che per un reale riscontro pratico. Ed un discorso simile potrebbe essere fatto per i millemila accessori sviluppati per iPhone/iPad.

L’elenco potrebbe anche continuare, ma se siete arrivati fin qui ne avrete già avuto abbastanza. Il succo è che il successo di Android è innegabile, ma non è certo tale da potergli permettere di sedersi sugli allori: sebbene non condividiamo i giudizi più scettici circa il suo futuro, è chiaro come la partita sia ancora tutta da giocare.

Android deve lavorare di più sul suo appeal, ma purtroppo non è una cosa che può fare il solo sistema operativo (ovvero Google): occorre maggior sinergia con i vari produttori e strategie di marketing che lo rendano al contempo ancor più alla portata di tutti, ma che non per questo ne sminuiscano il valore.

Il robottino verde si muove su un terreno complicato perché più eterogeneo della concorrenza, volendo affascinare il giovane tanto quanto il manager, il cliente occasionale quanto l’abituale, l’appassionato quanto il neofita: questo comporta grandi rischi, perché il successo o il fallimento con uno di essi si ripercuoterà inevitabilmente anche sugli altri, ma d’altro canto può dare maggiori soddisfazioni ed un predominio che, se consolidato, potrebbe facilmente diventare assoluto.

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