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Un test sui task killer dimostra che non aumentano la durata della batteria

Giuseppe Tripodi -

Gli Android user più incalliti ed esperti sanno benissimo che i Task killer fanno più male che bene ai nostri dispositivi: noi non abbiamo mai nascosto la nostra sfiducia nei confronti di questo genere di applicazioni che tuttavia continuano ad essere tra le più scaricate del Market.
Grazie ad una ricerca effettuata da PCWorld ne abbiamo una (ennesima) prova: uccidere i processi non migliora sensibilmente la durata della batteria.

Per far capire il perché i task manager non aiutano il sistema a “liberarsi” delle applicazioni inutili e, anzi, lo appesantiscono, spendiamo prima qualche parola su come funziona la gestione dei processi su Android: quando noi usciamo da una qualsiasi app, questa non viene effettivamente chiusa ma rimane in una sorta di ibernazione: non utilizza in alcun modo la CPU, rimanendo semplicemente nella memoria RAM finché non viene riaperta o terminata dal sistema.
Praticamente, non  è di nessun fastidio: infatti, non influendo sul processore non consuma batteria e quando il cellulare avrà bisogno di più memoria, ci penserà lui a chiudere i software che non sono più in uso da tempo.

Se un’applicazione viene “killata”, invece, molto spesso si riaprirà da sé poiché il terminale vede la scomparsa di quel processo come un’anomalia e, dato che per qualche motivo sta ancora utilizzando un servizio ad esso collegato, provvederà a ripristinarlo: in questo modo non solo avremo perso tempo in quanto il tutto si concluderà in un nulla di fatto ma, peggio, ci ritroveremo il telefono più “lento” per alcuni secondi perché, mentre noi facciamo altro, il sistema in background sta riaprendo il programma che abbiamo terminato.
It’s not a bug, it’s a feature!

Alla luce di questo, date un’occhiata al seguente grafico che mette in mostra quanto dura la batteria con e senza Task Killer:

Come potete notare, gli unici device in cui la batteria è durata qualche minuto in più utilizzando un Task Manager sono gli HTC: il valore è rimasto invariato per il Motorola Droid Bionic e addirittura è peggiorato di due minuti nel Samsung Galaxy S II.

Ma perché sugli HTC c’è un – seppur lieve – miglioramento? Quindi devo uccidere i processi sul mio Sensation?
La risposta è ancora no. Il motivo per cui forzare la chiusura delle applicazioni ha aumentato il tempo di standby di questi HTC è da ricercare probabilmente nell’interfaccia Sense: quest’ultima, infatti, seppur bellissima, utilizza un sistema di sincronizzazione che è praticamente sempre attivo: quindi se volete far durare di più la batteria dei vostri HTC, semplicemente aumentate l’intervallo di tempo tra i sync o, meglio, sospendeteli e riattivateli solo quando volete farlo.

Sperando di aver chiarito i vostri dubbi sul perché non è un bene utilizzare i Task Manager su Android, per maggiori informazioni vi rimandiamo a questo interessantissimo post del nostro crimescene che, qualche tempo fa, ha approfondito l’argomento sul forum.

E tra di voi c’è qualcuno che usa Task Manager/Killer?

Fonte: Fonte
HTC Sense