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Editoriale: Google Messenger vs Whatsapp

Emanuele Cisotti

All’inizio erano le telefonate, poi arrivarono i comodi e pratici SMS. Gli ultimi anni sono stati segnati dall’arrivo del voip che ha in qualche modo dettato un nuovo punto base da cui partire per la telefonia mobile, ma che per molti motivi non è mai entrata davvero nel cuore degli utenti.

In proporzione sono poche le persone che utilizzano Skype per mantenere le proprie comunicazioni giornaliere, preferendo invece le pur sempre semplici telefonate. Poi arrivò Whatsapp. Inizialmente era “un’affare” per soli utenti iOS e poi il privilegio si è esteso a utenti Symbian, Blackberry e ovviamente Android. Se siete fra quei pochi a non sapere di cosa parliamo eccovi una spiegazione semplice: idealmente si tratta di un software che permette di inviare sms ed mms gratuiti ad altri utenti Whatsapp, tecnicamente si tratta di un sistema di chat che non ha bisogno però di login e che sfrutta il nostro numero di telefono per metterci in contatto con gli altri utenti.

Senza nessuna registrazione infatti, sarà il nostro numero di telefono a funzionare da identificativo e permetterà al software di generare una rubrica personalizzata basandosi su quella già presente nel telefono. Non abbiamo quindi l’onere di dover entrare in chat e quindi metterci a disposizione di chiunque. Allo stesso tempo solo i contatti che conoscono il nostro numero di telefono potranno contattarci, scrivendoci brevi messaggi o inviandoci foto in modo totalmente gratuito (almeno per il primo anno di registrazione, il costo successivo è di 1,99$/anno).

E’ la semplicità di Whatsapp ad averlo reso così popolare, potente e così diffuso. Ed è sempre per la sua semplicità che Whatsapp la sta spuntando fra Google Talk, Skype, voip in generale e anche sui semplici e popolari SMS. Un’idea molto simile prima esisteva solo per gli utenti Blackberry Messenger, che però limitava la comunicazione ai soli utenti di smartphone RIM.

Pensiamo poi all’universo Google, che in un modo o nell’altro tenta sempre di creare una sua alternativa ai servizi spesso offerto da altre verità (basti pensare a Google+, Google Voice e anche il buon vecchio GMail). Poteva mancare un software che svolgesse questo compito? Ovviamente no. Considerato che Google Talk non poteva svolgere questa funzione (proprio perché strutturato come una “classica” chat), dove poteva risiedere l’alternativa? L’azienda ha quindi pensato bene di proporre in modo silenzioso a tutti gli utenti Android di Google+, il software Huddle, in buona parte snobbato nella prima fase di vita del social network di Google+. Sia chiaro, Huddle era perfettamente integrato in Google+, ma poteva anche essere proposto come software aggiuntivo a parte, visto che nella versione web di Google+ non esiste nessuna controparte di Huddle. Huddle è stato quindi proposto quindi su tutti gli smartphone Android che hanno installato Google+, anche se non era stato richiesto.

Ma è con l’aggiornamento 1.0.7 di Google Plus che tutto cambia: Huddle diventa Messenger (o Google Messenger), diventando di fatto un vero messenger fra utenti Android, portando anche la possibilità di inviare immagini e di personalizzare le notifiche (finalmente funzionanti a dovere).

Le similitudini con Whatsapp? Moltissime. Le differenze? La fonte da cui viene generata la lista di contatti: in Whatsapp sono i numeri di telefono, in Messenger sono i contatti di Google+. Il primo quindi, fin quando non sarà possibile escludere alcune cerchie, rimane al momento il metodo per mantenere i propri contatti i più privati e intimi possibili, assomigliando maggiormente ai classici SMS.

Gli operatori però non stanno amando questa situazione, così come non hanno amato le connettività voip, che però è stata facile da ostacolare, filtrando il traffico di tipo voip (ben identificabile in rete). La stessa cosa non è possibile con software di chat o di messaggistica come Messenger e Whatsapp. Cosa accadrà? Probabilmente gli operatori dovranno rivedere le loro offerte dati e forse potrebbero anche proporre i loro software di messaggistica. Chissà. Intanto in Olanda qualche operatore ha già provato ad ostacolare Whatsapp, fallendo miseramente.