Google Plus

Editoriale: I più e i meno di Google+

Nicola Ligas -

Sono ormai passati più di due mesi dal lancio di Google+ e della relativa app per Android, troppo pochi per fare un bilancio definitivo della piattaforma, sufficienti invece per cercare d’intuirne la direzione: le tante linee che animano l’immagine qui sopra andranno ad arricchire una grande tela, o rimarranno solo scarabocchi colorati su un foglio vuoto?

A Mountain View sanno bene di essere ad un punto di svolta con il progetto Plus: l’ambiziosa idea alla base di Google Wave, riunire mail, messaggistica e social network in un unico contenitore, è naufragata poco più di un anno dopo il suo annuncio al Google I/O del 2009; lievemente meglio è andata ad Orkut, che sopravvive principalmente grazie ai paesi dell’America Latina; Buzz invece, nato come una sorta di “bacheca” su Gmail, è stato riciclato nel corso del tempo integrandolo con vari servizi, tra cui recensioni nei check-in, ed è presente anche in Google+, ma non per questo può dirsi ben riuscito. Con G+ dunque non ci potranno essere scusanti, il sasso è stato lanciato, ritirare la mano è impossibile e pretendere di voler colpire qualcun altro suonerebbe ormai ridicolo: il bersaglio primario è Facebook e con lui tutto il mondo dei social network, da Twitter e LinkedIn in giù.

Google+ in effetti cerca di prendere il meglio da tutto ciò che lo circonda, trasformando in vantaggio l’handicap del suo arrivo dilazionato rispetto alla concorrenza: a parte tutta una serie di elementi comuni per non dire identici a quanto già visto altrove, l’idea delle cerchie si caratterizza al contempo come sia semplice che geniale (previo l’aver speso un po’ di tempo a configurarle per bene), consentendo all’utente di smistare con precisione i propri messaggi a seconda del pubblico desiderato, e permettendogli così di dividere con facilità il serio dal faceto e di poter dare un’impronta “mutevole” al proprio account. Facebook è infatti più mirato ai rapporti personali, LinkedIn a quelli professionali e Twitter alla diffusione di contenuti specifici: Google+ cerca invece di essere uno e trino (aspirazione quantomai divina in un ambito come quello social dove ognuno sembra aver trovato la sua dimensione) e questo non può che farci piacere. Anche lo stream è infatti molto ordinato proprio grazie alle cerchie, che ci permettono quindi non solo di destreggiarci agilmente quando siamo noi gli autori di contenuti, ma anche di smistare facilmente quelli che riceviamo dai nostri contatti. Proprio la gestione dei questi ultimi somiglia invece più a Twitter, e ci consente di essere “follower” di una certa persona, senza che questa ci abbia per forza “accettati come amici”, agevolando così la diffusione di contenuti a carattere pubblico e divulgativo/informativo.

E’ dunque tutto oro quel che luccica?  Non proprio, perché di piccoli difetti o papabili migliorie ce ne sono eccome: abbiamo accennato alla buona divisione dei contenuti nello stream, ma dato che questi tenderanno sempre ad aumentare, l’assenza di una funzione di ricerca, o di ulteriori modi per catalogarli, rischia di far smarrire nel fiume dei post quelli che magari ci sarebbe interessato riprendere. Un altro esempio negativo è il fatto di poter modificare un articolo già inserito, ma non le persone con cui lo si è condiviso, il che è abbastanza limitante, specialmente in un social network che vorrebbe fare della divisione dei contenuti il suo punto forte. Nel profilo manca inoltre un campo per la data di nascita/anniversario, e tutti sanno quanto le ricorrenze calendarizzate facciano piacere in modo da non dimenticarsene una. O ancora, la gestione delle cerchie è sì buona, ma rischia di rendere un po’ caotica la rubrica di Gmail, che riunisce in pratica i contatti del social network, quelli dello smartphone Android e quelli appunto di posta elettronica, con il rischio che una cancellazione di troppo lì, si ripercuoterebbe un po’ ovunque: a volte “accentramento” fa davvero rima con “indebolimento” ed il vecchio “divide et impera” è una massima che può tornare sempre utile in ambito informatico.

La funzione “spunti” si colloca a metà strada: da una parte è un’ottima idea, ma dall’altra non adeguatamente sfruttata, perché sin dall’inizio si è limitata a fornire una serie di link un po’ anonimi sui quali non offre grande controllo: un’integrazione con Google Reader sarebbe quindi auspicabile nonché proficua, permettendo di condividere in un click gli articoli più interessanti e dar loro il risalto che vogliamo. Ma Reader non è il solo servizio di BigG che ben si sposerebbe con Plus: in realtà per la sua stessa natura di strumento di condivisione, Google+ si presta ad usufruire di calendari, documenti, immagini, video, mappe ecc. Alcune di queste funzioni già ci sono, altre speriamo arriveranno a breve, perché sarebbe un peccato non pescare a piene mani dall’ampia sporta a marchio Google.

Sul versante mobile, l’app per Android è nata di pari passo col Social Network e rappresenta un punto di riferimento per le altre del settore: semplice, ordinata, con notifiche puntuali, e finalmente con quella funzione “instant upload”, che rischia di riempire inavvertitamente la banda, ben documentata già al primo avvio dell’app. Poter scorrere i contenuti scritti nelle vicinanze della nostra posizione è la quintessenza del termine “social”, e lettura e pubblicazione di nuovi post sono al livello della controparte web; l’unico neo attualmente evidente è l’eccessiva richiesta di memoria per l’installazione (problema facilmente risolvibile da un futuro aggiornamento).

Il riscontro iniziale di Google+ è infatti stato ottimo e la crescita esponenziale di utenza lo dimostra, ma siamo ancora nella fase a invito, quella in cui è un segno distintivo far parte della elite che può accedere ad un social network privato (il che sembra quasi una contraddizione di termini): cosa succederà una volta che G+ diventerà pubblico? Ma soprattutto, quando lo sarà? Se da una parte lo stadio di “perenne beta”  di molti prodotti a marchio Google può anche andare bene e non ci scandalizza più di tanto che, ad esempio, Music sia ancora ad invito, dall’altra a Mountain View non possono più permettersi di aspettare troppo e azzardare poco: Google+ è una mano da “all in”, una nella quale non si può usare troppa prudenza ma bisogna azzardare e giocare, proporre contenuti nuovi con cadenza regolare, cercare di attrarre e stupire, far parlare di sé purché se ne parli. Il mondo dell’informatica è stracolmo di esempi di validi prodotti caduti nel dimenticatoio non per loro deficienze, ma perché giunti sul mercato troppo tardi o reclamizzati in malo modo; e per ciascuno di quelli sprofondati nell’oblio, ce ne sono altri divenuti standard de facto anche “immeritatamente”, ed a quel punto niente e nessuno li scalzerà dal loro predominio per un bel po’ di tempo; tutto ciò almeno fino alla prossima “rivoluzione”, come fu quella che, volente o nolente, scatenò Facebook.

Noi utenti potremmo anche aspettare l’avvento di una nuova era, Google(+) probabilmente no.

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