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Come reagiranno i produttori di terminali Android all’acquisizione di Motorola?

Nicola Ligas

Il titolo di questo articolo è una domanda ricorrente e, inutile negarlo, anche una fonte di preoccupazione nel panorama Android. Per fortuna alcune grandi aziende hanno subito risposto positivamente: Samsung ha assunto il papà di CyanogenMod (e si vocifera pure di uno suo tentativo di inglobare MIUI) ed il CEO di HTC, Peter Chou, è stato prodigo di dichiarazioni a supporto della decisione di Google. Ma Samsung e HTC sono in fondo due colossi con le spalle larghe; le altre aziende però, soprattutto quelle più piccole, come reagiranno?

Nelle parole del CEO di INQ, Frank Meehan, si celano purtroppo delle preoccupazioni che potrebbero essere più condivise di quanto si pensi (o almeno è quanto sperano alla Nokia):

Quest’anno c’è stato un drammatico aumento del modo in cui varie compagnie cercano di massimizzare i potenziali introiti derivanti delle proprietà intellettuali, ed il trend è più quello di concentrarsi sui contenzioni piuttosto che sull’innovazione. I vantaggi di Windows Mobile sono che i problemi legali ed i relativi costi sembrano assai inferiori.

Meehan continua poi nella sua analisi, insistendo sul fatto che un colosso come Motorola abbia pensato che è più conveniente incassare ora i profitti di un ventennio di brevetti, piuttosto che puntare sul proprio rilancio nel prossimo futuro.

Potremmo bollare come errata una simile conclusione sostenendo che Android ha più problemi legali proprio perché è il sistema operativo mobile più diffuso e quindi è nell’occhio del ciclone, ma sarebbe ingiusto sottovalutare un problema che potrebbe diventare molto serio in prospettiva: Android è forte grazie anche ai molti produttori che lo supportano, e non solo quelli grandi e blasonati.

Indubbiamente la “strategia del terrore” di Apple alla lunga sta dando i suoi frutti, non tanto contro Samsung o HTC che sanno benissimo difendersi da sole e contrattaccare, quanto soprattutto contro aziende più deboli che non vogliono e non possono correre troppi rischi e che potrebbero prendere decisioni affrettate se messe alle strette, magari allettate dalle (false) speranze di trovare lidi migliori.

Google dovrà preoccuparsi anche di questo se non vuole rischiare che la sua mossa con Motorola, per quanto valida, diventi un boomerang per sé e per quel sistema operativo e quell’utenza che invece vorrebbe proteggere.

Fonte: Fonte
Applebrevetti