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HP abbandona il mondo tablet e PC per darsi alle nuvole

Nicola Ligas

Con una mossa dai giudizi controversi, che alcuni reputano azzardata, altri lungimirante, HP lascia il segmento consumer per puntare a qualcosa di più nebuloso, è proprio il caso di dirlo, indirizzandosi verso l’acquisto di Autonomy Corporation, azienda specializzata in analisi statistiche e soluzioni per le aziende.

La produzione di hardware insomma non viene visto più come un settore dove si fanno i veri soldi e non crediate che l’atteggiamento di HP fosse quello della volpa con l’uva, stiamo parlando di un’azienda che fino allo scorso anno era il primo produttore di PC al mondo. Certo, il suo ingresso nel settore tablet non è andato bene, il TouchPad non è mai decollato e l’acquisizione di Palm per 1.2 miliardi di dollari e del suo WebOS non ha dato i frutti sperati.

Nel settore personal computer invece i conti non erano in rosso, ma gli introiti troppo scarsi per gli analisti, che vedevano in quell’1.5 per cento di crescita rispetto allo stesso periodo scorso anno un forte campanello d’allarme per il futuro prossimo; basti pensare che riesce a fare più profitti Apple con un Mac di quanti ne facesse HP con 7 PC, arrestando i profitti dell’azienda ad appena 569 milioni di dollari.

Insomma, la barca non stava propriamente colando a picco, ma i cattivi presagi suggerivano che era meglio abbandonarla ordinatamente finché possibile, piuttosto che ricorrere alle scialuppe di salvataggio poi; una mossa che tra l’altro ricorda quella già effettuata da IBM negli anni novanta e che, col senno di poi, è stata lungimirante. Se HP punterà davvero tutto sul software, in particolare sui servizi di Cloud Computing, non è ancora cosa irrefutabile; l’acquisizione della britannica Autonomy, cui accennavamo ad inizio articolo, dovrebbe concludersi entro il 2011 ad una cifra intorno ai 10 miliardi di dollari, a quel punto sapremo quanto sono “nebulose” le intenzioni di Hewlett-Packard.

Secondo alcuni osservatori inoltre il futuro di WebOS riserverebbe ancora delle sorprese, dato che in passato il CEO Leo Apotheker si è dichiarato aperto all’ipotesi di licenziare a terzi WebOS, riproponendo un’accoppiata analoga a quella Google-Android, dove l’azienda mette a disposizione il proprio software a vari produttori hardware: proprio ora che HP è uscita da quel segmento tale scenario sembra quantomai percorribile.

HP non è purtroppo entrata di prepotenza nel settore tablet e ne è infatti uscita dopo pochi mesi non soltanto per le carenze del TouchPad ma anche per la difficoltà del segmento stesso, che non necessariamente premia il prodotto migliore, specie quando ce ne sono di già consolidati. Pensare di riuscire a creare uno “one-shot-one-kill” in un mercato che ha già il suo cecchino (o più di uno) è quasi utopistico, indipendentemente dalla bontà dello stesso: anche ad Android è occorso del tempo per riuscire ad imporsi e gli inizi sono stati tutt’altro che rosei. Siamo convinti che anche nel settore tablet sarà così, e che la prima ondata che abbiamo visto quest’anno di tavolette Honeycomb sia stata solo il preludio ad una marea ben più energica, sia dal punto di vista hardware (Kal-El e Co.) che software (Ice Cream Sandwich). La corsa nel segmento tablet è oggi ancor più una gara a due e Android ha già dimostrato di avere il fiato lungo.

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