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Android: il meno “aperto” delle piattaforme open source

Nicola Randone

Riportiamo questa notizia tratta da Gizmodo che evidenzia l’ultima ricerca condotta da VisionMobile riguardante la reale “apertura” degli otto principali progetti open-source.

I software sul banco di prova nella nota azienda di ricerca sono Android, Eclipse, il kernel di Linux, MeeGo, Firefox, Qt, Symbian e Webkit. Pare che la società abbia creato un sistema di rating basato su un “open governance index” che non si sa bene a chi sia stato indirizzato e quali entità abbiano partecipato alla valutazione. Ad ogni modo, secondo i criteri stabiliti dall’indice, Android avrebbe totalizzato un 23%, l’unico tra tutti con un punteggio inferiore al 58%.

Ciò significa che fra tutti i più importanti software open source (tra i quali troviamo anche un misterioso Symbian Free che nessuno ha mai visto su un telefono), Android è in realtà quello meno aperto. Non ci sconvolge la possibilità che Android sia “particolarmente” controllato da Google visto che di recente ha superato il 50% di diffusione tra gli smartphone in commercio e con tutto il rispetto per Eclipse, che ha fatto il punteggio più alto, mi pare che tra i progetti analizzati pochi possano essere paragonati, da un punto di vista di p0polarità, all’androide verde. Tanto è stato detto sull’open source, ma credo di aver saltato la parte che costringe un’azienda a prendere per forza i contributi di chiunque.

Sicuramente Google non è particolarmente propensa ad accettare contributi che non provengano da terze parti importanti o dai membri dell’Open Handset Alliance: la visibilità della roadmap è limitata oltre a non essere visibile pubblicamente e lo sviluppo è interamente controllato, le male lingue sono arrivate persino a sostenere che l’Open Handset Alliance sia oggi un’organizzazione nata per certificare l’apertura di un sistema che tanto aperto non è. Ma torniamo ancora al concetto di prima: cos’è un software open-source?

Posso proporre la mia personale interpretazione: open-source, prima ancora d’essere legato ad un principio di collaborazione, è innanzitutto un concetto basato su una filosofia ben precisa e cioè che la conoscenza debba essere libera ed alla portata di tutti. Sicuramente Google non permette a tutti (fors’anche a nessuno) di partecipare alle modifiche “ufficiali” di Android, ciò non toglie che mettendo a disposizione il codice sorgente, chiunque può farsene una versione propria, e nella concretezza di questo basti pensare a tutte le rom cucinate che ci sono in giro.

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