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Samsung Galaxy S II: la recensione by Engadget

Emanuele Manili -

Avanti, chi di noi non ha mai sentito parlare di questo nuovo, attesissimo dispositivo?

Il successore del device Android più venduto di sempre si rivela finalmente a noi umili consumer, portando con se una vagonata di features da far impallidire tutti i dispositivi della precedente generazione, ahinoi, ormai surclassata.

Con il suo nuovissimo display Super AMOLED Plus da 4.3 pollici, il Samsung Galaxy S II promette di essere più leggero, più sottile e più veloce del precedente, guarnendo il tutto con una spruzzata di Gingerbread 2.3.3 e una rinnovata interfaccia proprietaria TouchWiz che andrà ad arricchire come mai prima l’esperienza dell’utente. Casa Sam pone così l’ultimo arrivato come nuova pietra di paragone per il futuro; ma riuscirà questo accattivante dispositivo a tenere testa alle stellare nube di aspettative che nell’attesa ha creato intorno a se?

Scopriamolo insieme.

HARDWARE

Il Samsung Galaxy S II misura solo 8.49 mm, attestandosi come secondo smartphone più sottile mai realizzato fin’ora (il NEC MEDIAS N-04C detiene ora il primato con i suoi 7.7 mm). E tirando fuori il metro per misurare, è tutto vero.

Ad essere sinceri, nella parte posteriore bassa troviamo la classica “gobba” (che conosciamo bene già nel Galaxy S) dove risiedono ora oltre alle antenne anche lo speaker, e nella parte alta una fotocamera che fuoriesce leggermente dallo shape del telefono. Ma anche considerando queste due “asperità”, lo spessore non supera mai il cm. Ottima prova.

Il confronto con l’altro campione di “sottigliezza” sul mercato, il Sony Ericsson Xperia Arc con i suoi 8.7 mm, è inevitabile.

Dispositivi alla mano, il nuovo Galaxy S trasmette una sensazione di maggiore solidità, grazie alle sue forme curve ed al retro intelligentemente texturizzato, regalando una presa più comoda e sicura e resistendo ad usura e graffi meglio della cover del primo Galaxy. Un piccolo appunto bisogna però farlo. Nonostante una maggiore cura costruttiva e dei piccoli accorgimenti per migliorare la resistenza globale, il Galaxy S II rimane un dispositivo composto principalmente di “povera” plastica, soprattutto se affiancato a dispositivi ben più solidi come gli HTC o i nuovi Nokia interamente in alluminio.

Tornando a parlare del frontale troviamo una superficie interamente coperta dal famosissimo Gorilla Glass che protegge, oltre al rinomato Super AMOLED Plus da 4.3 pollici, anche una fotocamera frontale , un sensore di prossimità e un sensore di luminosità nella parte alta e due tasti soft-touch nella parte bassa. Il tasto home e l’altoparlante sono gli unici elementi che interrompono la superficie vetrata. Tutta l’area, come siamo ormai abituati, è di ottima fattura, resistendo egregiamente a macchie, graffi e impronte.

Analizzando i bordi, troviamo una configurazione analoga al predecessore: sul lato destro abbiamo il tasto On/Off – Blocco/Sblocco, sul sinistro il bilanciere del volume e in alto l’uscita jack da 3.5mm. Unica variazione, l’ingresso microUSB che trova ora la sua collocazione sul lato inferiore. Niente fronzoli, niente smancerie, solo il minimo indispensabile. Molti troveranno non condivisibile la scelta di non integrare neanche stavolta un tasto fisico dedicato alla fotocamera, ma queste sono le scelte della Samsung, e noi dobbiamo accontentarci.

La risposta dei controlli, sia touch che fisici, è fluida e immediata; la reattività dello schermo impeccabile. La configurazione dei comandi di navigazione rimane la medesima del primo Galaxy, dove i tasti soft-touch per Opzioni e Back trovano il loro posto ai lati del tasto fisico Home. Questa rimane una scelta sia stilistica che funzionale piuttosto azzeccata in quanto, oltre a donare un aspetto “peculiare” al device, evita che lo sfioramento accidentale del tasto Home ci faccia inevitabilmente terminare ciò che stiamo facendo per ritrovarci direttamente (e fastidiosamente) sulla homescreen.

DISPLAY

Il nuovo Super AMOLED Plus è a dir poco spettacolare. I neri sono profondissimi, i colori schizzano letteralmente fuori dallo schermo e l’angolo di visuale è elevatissimo. Qualcuno potrebbe osservare: “Certo che nell’era del qHD (960×540), ancora escono prodotti con risoluzione a 800×480?”; condivisibile, ma neanche tanto perchè quando ci si trova davanti ad uno schermo del genere, queste diventano chiacchiere da bar pressochè insignificanti. E non è la classica “sparata” ciò che scriviamo, in quanto in un mercato dove la maggioranza degli LCD perdono rapidissimamente luminosità e saturazione con l’aumento dell’angolazione, i colori e la vividezza del display del nuovo Galaxy S rimangono semplicemente…invariati. E’ solo con estreme angolazioni che si inizia a notare un calo di “visibilità”, ma non è di certo sufficiente per mettere in dubbio la volontà di acquisto.

E si può osare ancora di più, affermando in tutta tranquillità che questo schermo è migliore del Retina di Apple, già solo per il fatto che poter contare su una superficie di 4.3 pollici ci da molto più spazio su cui lavorare. Ma questo era già vero per il primo Super AMOLED che equipaggiava il Galaxy S. Allora vi domanderete voi, c’è veramente qualche significativa innovazione in questa tecnologia da giustificare quel “Plus” aggiunto alla fine? La risposta è SI, ed è tutta una questione di pixel.

Il rovescio della medaglia con l’originale Super AMOLED era nella sua struttura sub-pixel detta PenTile matrix. Impiegava uno schema RGBG, dove ad ogni coppia di pixel blu/rosso ne vengono affiancati due verdi. Va da se che in una risoluzione di 800×480, uno schermo RGBG è più povero di pixel rispetto ad un classico RGB, con il risultato di immagini lievemente più granulose. Bene, con il nuovo Super AMOLED Plus questo “problema” è risolto adottando una matrice standard RGB, e resituendo così immagini più chiare a parità di pixel. Una piccola critica mossa al precedente Galaxy riguardava la saturazione delle immagini eccessiva, con colori troppo “sparati”. Su questo nuovo modello, invece, un software chiamato “Background effect” permette ad ognuno di regolare la saturazione come meglio crede, mettendo a tacere anche i più puntigliosi.

Fondamentalmente, questo display è tutto ciò che già era il Super AMOLED, meno i difetti che lo affliggevano e con una dimensione superiore di 0.3 pollici. Un trionfo.

BATTERIA

Parlare delle prestazioni della batteria esulando dallo schermo non avrebbe senso.

Essendo un pannello OLED, questo display 4.3 pollici non usa una singola luce sul retro come i classici LCD, illumina piuttosto ogni singolo pixel indipendentemente, attivando solo quelli necessari alla visualizzazione. Questa è la ragione per cui riproduce dei neri autentici e permette ad ogni utente di ottimizzare la durata della batteria utilizzando, per esempio, sfondi neri o leggendo il testo su sfondo scuro anzichè chiaro. In ogni caso, anche senza stare troppo a badare all’utilizzo specifico, la durata del Galaxy S II si è rivelata assolutamente competitiva con lo standard dei concorrenti.

Dopo 20 ore nei più svariati utilizzi, con le notifiche in push attive, Gmail e Twitter costantemente in background e connessi tramite WiFi, la batteria era ancora al 15%. Non male.

Il software inoltre è corredato di un’ottimizzazione nell’utilizzo delle risorse (CPU, RAM, ecc…) che ne permettono l’impiego a pieno regime solo quando è necessario, mantenendo un clock limitato nelle fasi di utilizzo poco intenso. Ciò permette un utilizzo continuo di un paio di giorni, adattandosi pienamente ai nuovi standard comuni oramai a tutti i nuovi dispositivi.

SPEAKER/AURICOLARI

L’altoparlante posto nella parte inferiore del retro è più che sufficiente, offrendo dei bassi nettamente migliorati rispetto a ciò che siamo abituati a sentire. Ora guardarsi un film senza le cuffie è qualcosa di proponibile. In ogni caso, la confezione del telefono viene corredata da un paio di solide cuffie in-ear che isolano egregiamente dall’esterno e riproducono suoni di qualità nelle nostre orecchie. Completa la dotazione il classico pin con tasto che interagisce sia con le chiamate, sia con la riproduzione della musica e che integra un microfono per la conversazione. L’altoparlante per la chiamata non rivela particolari difetti, riproducendo in maniera adeguata la telefonata, ricevuta ottimamente anche dall’altro capo della cornetta.

CAMERA

Samsung ha rimpiazzato (come nel primo Galaxy del resto) il software della camera di default Gingerbread con una di sua progettazione. Sulla sinistra si trovano 3 tasti rapidi per le impostazioni di personalizzazione più comuni. Scelta della fotocamera (frontale/retro), ISO, bilanciamento bianco, contrasto, regolazione flash e quanto altro sono tutti qui. Switchando alla modalità video, ci apparirà una nuova interfaccia con impostazioni dedicate.

Le prestazioni della camera posteriore giustificano le sue “generose” dimensioni. Gli scatti hanno un’incredibile definizione ed anche visualizzando una foto a piena risoluzione, i dettagli rimangono invariati. Interessante l’utilizzo del flash led sovralimentato, che entra in funzione non solo al momento dello scatto, ma anche solamente per avere una messa a fuoco più accurata. L’unico difetto che si può riscontrare è lo stretto range dinamico, ottenendo come risultato di una scena ad alti contrasti, una foto con ombre troppo marcate o luce eccessiva. Una piccola limitazione che non comprometterà di sicuro l’utilizzo di ogni giorno della fotocamera.

I video risultano chiari e definiti, anche se si soffre ancora di quell’effetto “distorsione” nelle inquadrature di oggetti in rapido movimento. Questo ci porta ad evitare di compiere movimenti troppo veloci, ma ancora una volta è un piccolo difetto che si può sopportare a fronte di una qualità di ripresa Full HD e che non pregiudica l’acquisto.

La ripresa ad alta definizione, appunto, è ineccepibile. Il tempo che intercorre fra il registrare, salvare, fare una nuova registrazione e passare dalla videocamera alla fotocamera è brevissimo. Questo invidiabile risultoato è senz’altro dovuto alle ottime meccaniche che compongono la camera. Il tutto è completato da un nuovo Photo Editor che permette di fare tutte le operazioni di editing più comuni.

SOFTWARE

La risposta generale è assolutamente esemplare. Non è mai esistito un device Android così rapido nel compiere le sue operazioni. L’unico momento di lieve incertezza si è presentato quando, con una gesture, sono stati visualizzati tutti i 7 homescreen insieme, ricchi di live widget in funzione. Per i più curiosi, sono stati svolti diversi Benchmark. Ecco i risultati: Quadrant fra 3.000 e 3.400, Linpack con una media di 47 MFLOPS (Million FLOating-Point per Second, milioni di operazioni in virgola mobile al secondo),  Nenamark e Neocore entrambi con un FPS di 59,8 autolimitati dal software del telefono stesso. E’ un peccato non aver potuto testare a fondo le vere potenzialità del nuovo processore dual core Exynos e del chip grafico Mali-400 (causa una ottimizzazione ancora non completa per i dual core), ma il risultato di Quadrant è comunque fortemente rappresentativo. Questo è semplicemente il dispositivo più potente mai testato fino ad oggi.

BROWSER

Le prestazioni in termini di velocità sono sorprendenti, un po meno in fatto di rendering, soprattutto nello zooming-out di pagine ricche di contenuti multimediali. Non si riscontrano difetti nella struttura delle pagine web, che appaiono esattamente come sono state progettate,  ma allontanandosi per avere una visione generale si presentano dei piccoli artifizi grafici che ne minano la godibilità. Questo non rappresenta comunque un grande difetto in termini di funzionalità. Durante la navigazione il page scrolling è fluidissimo da un estremo all’altro, il pinch-to-zoom senza rallentamenti e la rotazione dello schermo istantanea. Anche aprendo diverse pagine con contenuti flash, il frame rate rimane stabile e senza rallentamenti, confermando l’alto livello tecnico del dispositivo.

TouchWiz 4.0

Con Gingerbread 2.3.3 arriva inevitabile l’importante aggiornamento dell’interfaccia grafica proprietaria di Samsung.

Non offre purtroppo la stessa quantità di opzioni della Sense 3.0, ma ha ricevuto comunque importanti novità. Chiamate perse e messaggi non letti diventano due distinte tab ai lati dello schermo che, una volta trascinate, portano direttamente alla schermata desiderata. Durante la ricezione di una chiamata, avremo a schermo le solite opzioni a disposizione, mentre un menù a scorrimento dal basso rivela una serie di strumenti utili durante la telefonata.

La pressione lunga del tasto home apre una finestra con le ultime sei applicazioni utilizzate, con un tasto per il Task Manager al di sotto.

Aperto il Task Manager, possiamo controllare nel dettaglio quali applicazioni sono in funzione, il livello di utilizzo di CPU e RAM, e lo stato delle varie memorie. Disponibile inoltre un comodo Program Monitor widget che riassume velocemente parte di queste info. Intelligente la gestione delle risorse, che disattiva man mano le app che non utilizziamo a beneficio di quelle che stiamo sfruttando al momento.

Abbiamo poi tre apprezzatissime gestures. La prima è familiare agli utenti HTC: girando il telefono con lo schermo verso il basso verrà “mutato” ogni suono, sia di una chiamata, che del lettore musicale, che di qualsiasi altra cosa. Al contrario del non perfetto sistema HTC, questo è esente da qualsiasi malfunzionamento, e risulta inoltre estremamente naturale compiere questo gesto per rendere immediatamente silenzioso il dispositivo.

La seconda gesture permette di ingrandire e rimpicciolire foto e web appoggiando due dita sullo schermo e piegando il telefono in avanti o indietro. La terza permette, inclinando il dispositivo di 90 gradi, di scorrere velocemente da una pagina all’altra  in fase di personalizzazione delle homescreens.

La tastiera è ottima, come sempre. Non ha ricevuto quasi nessuna variazione dalla tastiera originale Gingerbread, eccezion fatta per il tasto dedicato all’input vocale posto accanto alla barra spaziatrice.

Troviamo poi una serie di “aggregatori” proprietari quali Game, Music, Readers, e Social Hubs. Il Game Hub non offre nulla di più dalla semplice ricerca che si può effettuare normalmente nel market, il Music Hub non ha feature che convincano a non utilizzare altri music store concorrenti, il Social Hub cerca di proporsi come unico aggregatore di social network, ma la concorrenza è matura e presente da troppo tempo per impesierirla. L’unico strumento che trova una vera utilità resta il Readers Hub, e-reader con una buona scelta di articoli al suo interno.

Concudiamo con una panoramica delle altre feature Samsung aggiunte all’esperienza Android.

La condivisione via DLNA è diventata ancora più semplice grazie all’app AllShare, e se si usa un PC con Windows l’esplorazione dei contenuti multimediali del device diventa immediata.

Il menù Applicazioni non è il massimo che si possa avere; è sicuramente fluido ed efficente, ma manca ancora una riorganizzazione alfabetica o per data, cosa che potrebbe tornare utile.

Chiudono l’analisi la possibilità di catturare screenshot grazie alla combinazione tasto Home+Accensione e la vasta varietà di suonerie messe a disposizione dell’utente.

CONCLUSIONI

Per un telefono con tali specifiche da capogiro, trarre le conclusioni adeguate è facile. Il Galaxy S II rimane il miglior telefono Android mai prodotto e, ancora più importante, potrebbe benissimo essere il miglior smartphone, punto. Ovviamente, un telefono con schermo da 4.3 pollici non sarà l’ideale per tutti, e non importa quanto incredibilmente sottile sia il dispositivo che lo equipaggia. E probabilmente neanche riuscirà a convincere gli appassionati iOS più fedeli.

Una cosa è sicura: se ci chiedete quale smartphone comprare oggi, la risposta è chiara come il sole, il Galaxy S II.

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