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Andy Rubin non usa mezze parole: Android è e rimarrà una piattaforma open source

Nicola Ligas

Se c’è una cosa che ci piace molto di Andy Rubin è il fatto che è uno che non le manda a dire, e le sue dichiarazioni sono spesso interessanti e pratiche, piuttosto che pompose e fumose. E anche quest’oggi il capo dello sviluppo di Android non smentisce la sua fama. La pietra dello scandalo sono state alcune insinuazioni apparse su Bloomberg circa una presunta chiusura del codice sorgente di Honeycomb (il cui rilascio è stato ritardato) e di un suo approccio assai più aggressivo contro le interfacce personalizzate dai vari produttori. Andy Rubin dice no. A modo suo.

Ecco infatti apparire sul blog degli sviluppatori un suo post il cui titolo è già tutto un programma: “Mi sa che sto passando un momentaccio alla Gene Amdahl” (l’inventore del termine FUD, ovvero quando un’azienda rivale diffonde informazioni false allo scopo di screditare il concorrente e scoraggiare la potenziale clientela). Ma vediamo i punti salienti del suo discorso:

Il nostro approccio è rimasto invariato: non ci sono chiusure o restrizioni contro le UI personalizzate. Non ci sono, né ci sono mai stati, sforzi per standardizzare la piattaforma su una singola architettura del chipset. […] Continueremo ad essere una piattaforma open source e a rilasciare il codice sorgente quando è pronto. Mentre sto scrivendo il tema Android sta lavorando duramente per portare tutte le nuove caratteristiche di Honeycomb sui telefoni. Non appena questo processo sarà compiuto pubblicheremo tale codice. Questo temporaneo rinvio non rappresenta un cambiamento di strategia. Rimaniamo fermamente impegnati nell’offrire Android come una piattaforma open source su molti tipi di dispositivi differenti.

C’è forse bisogno di aggiungere altro? I più curiosi possono leggere l’intero discorso di Andy Rubin sul blog degli sviluppatori, rimane solo da chiedersi: ma chissà da dove Bloomberg ha preso le sue fonti? Voi che ne pensate?

Fonte: Fonte
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