Task Manager su Android. Servono?

Emanuele Cisotti

TaskManager e Android

Una delle domande che molti si chiedono (specialmente chi viene da Symbian) è: “perchè quando tengo premuto il tasto home mi dice che ci sono tante applicazioni aperte? io le avevo chiuse”. Vediamo insieme dove nasce il malinteso e come chiudere queste applicazioni.La prima cosa da chiarire è: le applicazioni che vediamo tenendo premuto il tasto home non sono quelle in esecuzione ma le ultime utilizzate che siano aperte o non più.

Come faccio allora a vedere quali applicazioni sono in esecuzione? Basterà installare dal uno dei tanti task manager che troviamo al suo interno (noi usiamo Advanced Task Killer, ma uno vale -quasi- l’altro).

Ancora un’altra domanda allora: perché è così scomodo chiudere le applicazioni in esecuzione? Perché ci sono così tante applicazioni in esecuzione (anche all’avvio)? Spiegare la teoria di Android è un po’ troppo lungo per un solo post ma vediamo di riassumere in qualche modo. Quando siamo in una applicazione e premiamo il tasto home l’applicazione non viene chiusa ma viene “ibernata” in attesa di altre istruzioni. In questo modo quando andremo a riaprire l’applicazione ripartirà (più o meno) da dove eravamo rimasti. Questo stato di ibernazione permette quindi di dire al sistema che quelle risorse sono riusabili in caso di bisogno (e questo vale per tutto il telefono, anche per la home stessa!).

Dopo aver aperto e chiuso più applicazioni ci saranno varie sessioni in standby. Se dovessimo aprire una applicazione che richiede risorse non disponibili, sarà Android stesso a occuparsi di “uccidere” queste applicazioni in stato di attesa a favore di quella appena aperta.

Ok, ma se fa tutto Android a me a cosa serve un task manager? In teoria a nulla, in pratica a rendere il telefono più veloce e a consumare meno batteria.

La teoria di Android insegna che se l’applicazione è stata scritta bene non ci sarà mai bisogno di nessun task manager (o task killer) in quanto il telefono gestirà tutti i processi per voi. La realtà però ci dimostra che tanti processi in standby (o magari anche con servizi attivi: notifiche, aggiornamenti in background, ecc…) possono accorciare la durata della batteria e aiutarci a rendere il telefono più scattante.

La domanda quindi sorge spontanea (sì, ancora un’altra domanda): Android è progettato male? No, non lo è. Semplicemente l’hardware utilizzato in molti telefoni fino ad oggi non era sufficiente a rendere indolore tutte queste operazioni. Su telefoni più datati come l’ per esempio in molti stanno che in caso di apertura di programmi pesanti il sistema dovrà “uccidere” anche la home del telefono. Allo stesso modo utenti di telefoni di ultima generazione possono confermare che l’utilizzo di un task manager è quasi inutile.

Un guadagno dal punto di vista di autonomia ci sarà sempre, ma a volte non vale la noia di dover “killare” i processi a mano (o farlo fare in automatico a un programma).

Siamo giunti ad un punto? Sì, la gestione dei processi di Android funziona bene… Ci vorrebbero solo batterie più capienti.